musica terapia

Musica, medicina dell’anima


La musica è l’unico linguaggio universale. Attraverso la musica si può arrivare al cuore e all’anima delle persone, indipendentemente dalle loro diversità. Per questo motivo, spesso e volentieri nel corso della storia la musica è stata utilizzata come terapia, in qualsiasi parte del mondo. Al giorno d’oggi esiste un termine coniato apposta, ovvero “musicoterapia”. Pur non essendo ancora riconosciuta come una forma di medicina effettiva, la musicoterapia viene raccomandata dai medici stessi in svariate situazioni patologiche: la musica può essere un palliativo negli stadi terminali di una malattia, uno stimolante nei casi di disabilità fisiche e gravi traumi, un calmante in presenza di ansia, depressione e insonnia; e ancora un aiuto nei casi di cattiva digestione e di ipertensione e infine in stato di gravidanza, dove stimola la crescita psico-fisica del feto.

L’influenza benefica delle note musicali si manifesta sia nell’applicazione passiva, sotto forma di ascolto, sia nella sua forma attiva, con il canto o suonando uno strumento musicale. La musica influisce sul cervello, che produce le betaendorfine, i cosiddetti “ormoni del buonumore”, che hanno una capacità analgesica. Le note musicali e il suono incidono a livello organico influenzando la pressione del sangue, la circolazione, il ritmo del respiro e anche i movimenti dell’intestino. Dal punto di vista cerebrale la musica aiuta a sviluppare la concentrazione, in particolare le capacità di calcolo, e a lungo andare potrebbe modificare anche l’anatomia del cervello. Per questo motivo, oggi la ricerca si sta concentrando sui benefici che la musica può apportare in casi di malati di Alzheimer e Parkinson.

La musicoterapia è adatta anche ai bambini e persino ai neonati. Oltre a favorire un addormentamento sereno, la musica stimola le capacità di comunicazione e di apprendimento. La più adatta per i bimbi è la musica classica, che può essere ascoltata anche in cuffia fino a 5 volte al giorno, per una sessantina di minuti complessivi. In questo modo, i piccoli si abituano alla melodia in modo istintivo (senza mediazione culturale), educando il cervello ai suoni armonici e raggiungendo una condizione di benessere. In generale, la musicoterapia è utile nei casi di prematurità, di autismo, di dislessia e di disabilità.

E quale mamma non ha mai cantato una ninna nanna al proprio bimbo quando era incinta? Nonostante la voce della madre sia il suono più importante per il bambino, è comprovato che la musica, ancora una volta quella classica, è ideale durante la gravidanza, in quanto rappresenta un mezzo di comunicazione con il bambino e contribuisce allo sviluppo nervoso del feto. Diversi esperimenti, inoltre, hanno dimostrato che il bambino, una volta nato, è in grado di riconoscere le musiche ascoltate quando era ancora nella pancia.